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Il Counseling sostiene e sviluppa le potenzialità dell'individuo, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolandone le capacità di scelta.

 

Secondo il modello cognitivo relazionale le persone si gestiscono nella vita attraverso la costruzione di rappresentazioni, letture e narrative che vengono condivise e consolidate nella relazione con gli altri. Di fronte a un ostacolo, l’individuo innanzitutto si costruisce una rappresentazione della propria situazione, per poi affrontarla utilizzando quella stessa descrizione. La persona condivide questa descrizione con gli altri. Le strategie relazionali frutto della descrizione e valutazione cognitiva, vengono così perfezionate nel tempo e dovrebbero essere funzionali al raggiungimento degli obiettivi e al superamento degli ostacoli.



Il counselling si basa sul presupposto che il modo migliore per aiutare una persona in difficoltà non sia quello di darle dei consigli e dirle cosa fare, ma di aiutarla a capire la situazione nella sua totalità e ad affrontarla in autonomia facendo leva sulle sue competenze.

 

Durante il counselling si apprende la capacità di affrontare i problemi basandosi su:
–autopercezione,
–consapevolezza emozionale,
–autocontrollo e capacità di regolazione delle emozioni,
–autodeterminazione.

 

Il counselor cognitivo-relazionale è un professionista in grado di favorire il recupero delle risorse e delle strategie di sviluppo dell'individuo.
Si pone pertanto come strumento orientato ad evidenziare il potenziale insito in ogni essere umano ed a stimolare e supportare processi atti a mettere lo stesso individuo in grado di risolvere i propri problemi.

 

Il counselor è un professionista della relazione di aiuto. Tuttavia, anche se ha una “tradizione” ormai consolidata nel mondo anglosassone e statunitense, in molti paesi (Italia compresa) la professione del counselor non è ancora regolamentata.

 

Risulta utile, quindi, cercare di capire chi è e soprattutto cosa fa il counselor nell’ambito della professione del counseling.

 

Per rendere visivamente dove si va a collocare la professione del Counselor, ti invito a immaginare due linee rette che divergono da un punto di congiunzione.

 

Da questo punto si dipartono un primo asse lungo il quale si situano le professioni più tradizionalmente legate alla salute mentale (psichiatra, psicoterapeuta e psicologo) e un altro asse lungo il quale si situano le professioni impegnate nel sociale (quali l’assistente sociale e altre emergenti quali, appunto, quella del counselor).

 

Naturalmente ci sono delle parziali aree di sovrapposizione trattandosi, in ogni caso, di professioni che hanno a che fare con la relazione di aiuto. Scendiamo un po’ più nel dettaglio…

 

Il counselor è colui che offre il suo tempo, la sua attenzione interessata e partecipativa, nonché il suo rispetto a chi si trova in una condizione di difficoltà e di incertezza e che, attraversando un momento di difficoltà, sente la necessità di chiarificare alcuni aspetti di sé, anche in rapporto all’ambiente che lo circonda.

 

Il counselor è un esperto di comunicazione e relazione in grado di facilitare un percorso di autoconsapevolezza nel cliente, affinché trovi dentro di sé le risorse per aiutarsi. Aiutare gli altri ad aiutarsi è, infatti, una delle funzioni principali del Counselor.

 

Egli esprime una grande fiducia nelle risorse dell’essere umano e quindi favorisce l’autostima, proprio perché trasmette questo senso di fiducia nelle risorse del cliente.

 

In ogni caso, il counselor non si sostituisce mai alla persona che aiuta e gli restituisce la responsabilità di prendere le proprie decisioni, pur comprendendolo empaticamente.

 

Vediamo, in breve, quali competenze ha il counselor e quali sono le distinzioni fondamentali rispetto a quello che fa lo psicoterapeuta.

 

Il counselor si occupa di situazioni che riguardano l’area del benessere in cui la necessità è quella di potenziare i punti di forza, nel momento in cui una persona si trovi in un momento di difficoltà e non abbia necessariamente bisogno di uno psicoterapeuta.

 

Altra caratteristica che distingue le due pratiche (psicoterapia e counseling) è il focus temporale: lo psicoterapeuta è più centrato sul passato della persona, mentre nel counseling ci si focalizza sul “qui e ora”, insomma sullo stato presente.

 

Anche i tempi di durata del trattamento sono diversi in quanto nella psicoterapia sono medio lunghi, proprio perché c’è la necessità di fare un lavoro più approfondito, mentre nel counseling sono molto più brevi.

 

Il contratto che si stipula con il cliente è più specifico e focalizzato sulla problematica presente nel counseling, mentre è progressivo e focalizzato sugli obiettivi di ricostruzione della personalità nel caso della psicoterapia.

 

Anche le finalità di intervento sono diverse: nel counseling abbiamo supporto, orientamento, sviluppo dell’autonomia decisionale, training di abilità specifiche, invece nella psicoterapia si parla di riabilitazione, cura e trasformazione ricostruttiva della personalità.